Non intendo affermare il valore assoluto del lavoro compiuto da Max Reger sui Concerti Brandeburghesi, che restano indubbiamente assai più godibili nella loro versione orchestrale, ma il pianoforte ha il grande pregio di chiarire la struttura armonica di qualsiasi musica, e quindi la versione di Max Reger può aiutarci a cogliere qualche aspetto di questi arcinoti capolavori bachiani che magari ci era fin qui sfuggito. Reger era un signor musicista, e la sua perizia nel lavoro di trascrizione è fuori discussione. Tuttavia in alcuni casi non sarebbe stata sgradita la rinuncia a qualche ridondanza: dove la scrittura è più tersa, subito si riassapora la spontaneità del linguaggio polifonico di Bach. Dal punto di vista strumentale, è da notare l'enorme differenza di difficoltà fra le due parti: il secondo (bassi) va in carrozza, mentre il primo deve sobbarcarsi l'esecuzione di milioni di note che spesso costringono le mani a posizioni del tutto anti-pianistiche, certamente non-bachiane.
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