COSA MI E' PIACIUTO:
anche se tutto sommato è sempre la stessa, la satira di Buñuel
nei confronti delle caste privilegiate e di coloro che rappresentano
il potere (borghesia, militari, polizia, clero, i maschi) è sempre
leggiadra e fantasiosa, servendosi di ellissi e di simboli alla stregua
dei rebus della "Settimana Enigmistica" (dove pure ci sono
sempre più o meno le stesse cose ma nonostante ciò continuiamo
a cercare di risolverli con immutato divertimento). I cani abbaiano
all'arrivo non già del postino, com'è tradizione, ma del
sacrestano. Celestine va alla polizia per fornire informazioni sull'assassinio
di una bambina, e i poliziotti la invitano ad attendere, perché
stanno redigendo un regolamento sulle patenti di guida (la vicenda si
svolge negli anni 20). La regia è ricca di preziosismi non ostentati.
La Moreau è sensazionale, tanto che a nessuno può sembrare
inverosimile che tutti i personaggi della storia siano interessati a
lei. C'è anche un Piccoli molto diverso dal solito, e assai divertente.
COSA NON MI HA CONVINTO: niente in particolare, anche se nel complesso
non è un film indimenticabile. Buñuel conferma il suo
sostanziale disinteresse per i finali.
Ho visto Il diario di una cameriera in francese con
i sottotitoli in italiano. Questi sottotitoli sono la trascrizione del
doppiaggio italiano, e si discostano quasi costantemente dal testo originale
con un gusto maniacale per il travisamento. Fortunatamente quasi tutti
gli attori parlano un francese limpidissimo, e i sottotitoli, con una
conoscenza sommaria della lingua, si possono tranquillamente ignorare
nella maggior parte delle situazioni. Anche senza escluderli, perché
il formato panoramico li confina ai margini dell'inquadratura.