SPOTIFY ODIA LA MUSICA E I MUSICISTI?

 

Sembrerebbe di sì.

Lo scorso autunno Spotify aveva preannunciato un cambiamento nella distribuzione delle royalties che ai più era apparso folle e altamente disonesto nei confronti dei musicisti. In pratica, gli aventi diritto sarebbero stati remunerati solo per le tracce che avessero raggiunto i 1000 ascolti negli ultimi 12 mesi, e solo a partire dal mese in cui questa quota fosse stata raggiunta. Una traccia con 999 ascolti non frutta all’artista nemmeno un centesimo.

Spotify ha suggerito agli artisti e ai produttori di verificare, attraverso la loro app Artists, quali tracce avrebbero maturato il diritto alla remunerazione selezionando l’opzione “12 mesi”. Peccato che questa opzione non funzioni: io ho tracce che hanno più di 1000 ascolti nelle ultime 4 settimane ma, magicamente, scompaiono dall’elenco se seleziono il periodo di 12 mesi. Una sorta di paradossale ubi minor maior cessat. I dati forniti cambiano completamente ogni giorno in modo apparentemente del tutto casuale, sicché noi non abbiamo nessuna possibilità di verificare alcunché.

L’entrata in vigore del nuovo sistema era prevista per il 1° aprile, ma uno dei miei distributori, iMusician, ha verificato che il cambiamento è avvenuto in modo retroattivo già da gennaio, così che una parte cospicua del corrispettivo dovuto non è stata versata da Spotify a iMusician.

Dai dati definitivi forniti da un altro distributore, IndigoBoom, per il mese di aprile, la diminuzione delle royalties derivate da Spotify risulta essere, nel mio caso, del 75%.

Il dato sembra coincidere con l’affermazione di un esperto del settore secondo cui le tracce nel catalogo di Spotify che non raggiungono i 1000 ascolti nei 12 mesi sono almeno l’80% del totale. Dove finiscono tutti quei soldi? Sono o non sono sottratti dalle tasche dei legittimi destinatari?

E poi c’è il discorso sullo strano rapporto fra Spotify e la musica classica. Il loro motore di ricerca non è in alcun modo adattato alle esigenze degli ascoltatori di classica. Per un artista indipendente, inoltre, c’è il problema che quando si pubblicano album dedicati a compositori importanti, questi vengono messi soltanto nella vetrina dedicata all’interprete, ma non nel profilo del compositore, come sarebbe ovvio, e come fa, per esempio, Apple Music nella sua app generica e in quella riservata al repertorio classico (che consiglio caldamente a tutti). In queste condizioni, come farà mai un interprete non famosissimo a raggiungere quota 1000 ascolti per un singolo brano e a ricevere dunque la sua meritata remunerazione?

 

30 giugno 2024

 

 

 

 

 

Home page